Fondazione Omiccioli


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Recensioni

Giovanni Omiccioli



…......Se c'è oggi un artista del tutto privo di retorica, questi è certamente Giovanni Omiccioli la cui umiltà di fronte alla pittura è pari all'amore affettuoso per le tele, i pennelli, i colori.
…........Ci meravigliamo che quest'uomo così riserbato e schivo, eppure così intelligente e acuto, questo artista che può lasciare a mezzo un lavoro per dare una mano alla prima persona sconosciuta che gli chieda, solo con lo sguardo, un atto di umana comprensione, sia lo stesso che tinge i suoi cieli di minacciose nuvolaglie e abbandona sulle spiagge desolate l'indifesa umanità di quattro pescatori all'ombra d'una baracca di legno fradicio.
E invece proprio la drammaticità del suo colore rivela in ogni dipinto tutta l'ansia che gonfia il suo cuore di artista: vi riconosciamo il lieve tremore della sua voce quando ci parla d'un problema dell'arte come d'un mistero che stia per svelarsi e vi ritroviamo quel pudore che è, insieme, dubbio e stimolo, a proseguire nel cammino. Fu lui stesso, infatti, a scrivere: " Da parte mia, ho sempre avuto delle difficoltà a dare sugli altri un giudizio assoluto, tra di noi c'è sempre qualcuno che, senza darne l'impressione, è capace di darci qualche lezione".
Eppure Omiccioli è proprio uno di quelli.



Gennaio 1958 Valerio Mariani


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Dirò di Giovanni Omiccioli, in occasione di questa mostra antologica del Suo disegno, che al nome di questo pittore, da tempo illustre, si sono andati associando, col passare delle stagioni, aggettivi e intendimenti che questa mostra è destinata a cancellare.
Può darsi che la pittura di Omiccioli, nei momenti più concitati della Sua tavolozza, abbia potuto suggerire a volte una letteratura di aggettivi secondo una lettura spezzata da arbitrarie similitudini; ma potrà, inoltre, accadere, a chi ripercorra a ritroso gli itinerari del Suo bianco e nero, che di Giovanni Omiccioli si riveli la isolata statura, nel sostantivo stesso della Sua solitudine.
Gli itinerari: nero su bianco, da Ustica a Scilla, da Marzocca a Milano, dalla Sila a Capocofano; trenta anni di nero su bianco vagabondare dietro al vagabondo passo del barbone, dietro all'incedere delle ortolane o al gestire delle mondine; trenta volte rinnovato stupore della nuova stagione: nero su bianco il cardo e sentirsi scolia, nero su bianco la vanessa o la falena per breve essendo stame, nero su bianco i ritrosi dell'acqua tra gli scogli con l'estro di una spatola in fuga.
Il disegno: a volte da leggere tra le righe perché scrittura, a volte da ascoltare perché canto muto...........



Roma 1960 Corrado Cagli


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…....Ecco un uomo che non sa stringere i pugni, perché non sa che farsene. Un uomo che può avere qualunque età, può avere gli anni di un ragazzo o di un vegliardo, un uomo sereno, intimo, testardo che ha tanto rispetto per gli altri da riscuoterne senza sforzo il doppio per sé.
Giovanni Omiccioli si è rivelato pittore tardi, ma lo era già da prima, e se ne era accorto ma aspettava; aspettava senza impazienza, con gli occhi spalancati sulle cose, che queste un giorno venissero a lui come lui andava verso di esse. Ma perché le cose andassero a lui, occorreva socchiudere gli occhi e concentrarsi, perché ne venissero il più possibile, perché venissero tutte.
La prima pittura di Omiccioli è infatti scura e bagnata da una tepida ombra. A poco a poco gli occhi si aprono, l'ombra si dirada e i colori si rivelano senza ambascia, con una sicurezza e un'intensità che subito si fanno sentire come il fischietto di un assiolo o il frinire di una cicala, con una prepotenza agreste. La pittura si schiarisce e si fa più tenera ed espansiva.


Maggio 1966 Nicola Ciarletta

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Esiste un opuscolo dei vecchi tempi, che fa parte di una serie edita dagli Editori Riuniti e dedicata ai soggetti preferiti dai vari artisti che allora facevano parte del movimento realista. Consiste in un gruppo di disegni di Giovanni Omiccioli ; il soggetto sono i " Tagliaboschi della Sila". Con una invidiabile naturalezza il pittore romano, che era fino ad allora per i nostri occhi il poeta degli orti di periferia, il narratore un poco naif di quelle impagabili scenette di ozii popolari alle quali resta legata la nostra memoria del cinema neorealista ("Ladri di biciclette" e tutta la tematica del dopoguerra) che in Omiccioli si accendevano di un colore intenso, fatto di verdi e di azzurri, affrontava il tema aspro delle figure dei montanari e contadini silani, con una adesione totale al soggetto, che sollevava quei disegni da ogni possibile residuo di folclore e attribuiva a quelle forme il carattere antico, deciso, che incatena per sempre un artista a un contenuto.
…......La preziosa spontaneità dei suoi quadri delle " Baracche in Sila" non soltanto non perde niente dell'intensità di sentimento delle sue " baracche romane" del primo dopoguerrra, indica invece un passo avanti del pittore che, dal terreno della contemplazione individuale della realtà nella quale era nato e vissuto, compie ora un atto di coscienza, di adesione meditata ad un mondo che non ha carattere geografico (quelle baracche romane) ma una condizione di massa (quel modo di vivere e di godere, a modo loro, la vita, ieri nelle condizioni di lieta povertà romana, oggi quelle della serena povertà silana.



Agosto 1970 Raffaele De Grada


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Continuavano a chiamare Giovanni Omiccioli "pittore della domenica" anche se oramai dipingeva quotidianamente nello studiolo di Via Margutta, l'operaio aveva smesso di farlo e il nome si affermava sempre di più per il successo di quella sua particolarissima pittura legata sì all'influenza, in un certo senso almeno, della Scuola Romana, eppure diversa tanto per i soggetti quanto per lo spirito, e cioè luce e colore della sua tavolozza, allorchè, nel 1950, Giovanni se ne parte da Roma con tre artisti entrambi siciliani (i pittori Guttuso e Mirabella e lo scultore Mazzullo) che gli hanno parlato di Scilla.
Da quella spiaggia candida, appena poche ore dopo l'arrivo, Omiccioli quasi se ne scappa: tinte troppo accese, profumi violenti nell'aria, cielo e mare così insoliti (non quelli di Fiumicino, dell'Adriatico di cui, a lungo, gli ha detto il padre e che spesso egli ha dipinto) e soprattutto spazi infiniti da ubriacarlo e paralizzarlo.
Avrebbe potuto fissare sulla tela quel nuovo universo che gli si apriva davanti, dopo il lungo dialogo, a mezza voce, coi suoi "orti"? Nome, o meglio invenzione delicatissima per definire minuscoli pezzetti di terra fangosa o bruciata dal sole e sempre sporca, dove spunta appena un limpido fiore o cresce un cavolo d'un verde pallido, malato, nella bidonville di via Flaminia.
Questo mondo sordido, talvolta perfino tragico, diventato favoloso con la pittura di Omiccioli, e che si richiama per parentela non lontana alle baracche dei barboni milanesi di Zavattini e di De Sica.........sta alla nostra pittura come sta all'arte del cinema l'ora magica del neorealismo italiano: raccontano entrambi un'Italia piena di sogni, stracciona e fiera nel palpito della Liberazione........


Gennaio 1970 Glauco Pellegrini

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I "luoghi" della pittura. Quanti ne registra la storia? Senz'altro molti.......il Café Guerbois a Parigi (frequentato da Manet e Zola, da Degas e Duranty, da Renoir e Monet, da Pissarro e Sisley) dove furono tenute le prime sedute del movimento impressionista....a Firenze il Caffè Michelangelo per i macchiaioli con Fattori e Signorini, Cabianca e Borrani. Ancora la Sainte-Victoire, la montagna cara a Cezanne da lui molte volte dipinta, Tahiti, l'isola che vide la martoriata avventura estetica di Gauguin, il Bateau-Lavoir , dove Picasso diede vita al cubismo, il Cabaret Voltaire a Zurigo legato al gruppo dadaista...........il Borinage e Arles per Van Gogh, i cabarets di Montmartre per Toulouse-Lautrec. Poi l'Estaque, Point-Aven, il Bauhaus a Weimar e Dessau, il Brùcke, il Blauer Reiter..............
Su un foglio datato 1954 - che è il primo abbozzo di quelle vedute di Torvaianica che Giovanni Omiccioli eseguirà successivamente - si legge in testa: "trovo che questi angoli delle spiagge di Roma sono così affascinanti, per la loro desolazione, che spero di farne una serie di dipinti".........
Torvaianica, dunque, è uno dei "luoghi" di Omiccioli. Ce ne sono altri: Scilla e Ustica, Fiumicino e Serravalle, Fregene ed Erice, Marzocca , le risaie del Piemonte, la Sila. Una geografia pittorica costellata di isole felice fatta di approdi luminosi, che scopre le sue origini negli "orti" ormai famosi: che sono immagini dolenti e angosciate dalle quali fuoriesce - nell'aura di un tepore umano che trasmuta in ansia metafisica - la squallida ferocia della guerra e ne testimonia l'insulto........


Gennaio 1971 Carlo Giacomozzi

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Scritto di Alfonso per Giovanni in occasione della mostra commemorativa a Roma del 1976



…........ Recentemente sei stato ricordato con la tua monografia e molti hanno parlato di te: Giovanni Omiccioli pittore e poeta, ma su
tutte le qualità domina la tua figura di uomo ed è alla tua "umanità" che intendo dedicare questo piccolo volume e questa mostra postuma con alcune opere, gelosamente da noi custodite, che nessuno conosceva.
Lo so, è ben poco, ma,torno a ripeterti, quello che per me maggiormente conta, è di averti riportato tra queste piccole quattro mura dove anche tu avevi intenzione di fare una " personale " ma che, per sconosciute circostanze o per cattivi consigli di falsi tuoi amici, non ti hanno permesso di fare.
E tu ne eri addolorato, Giovanni, e me lo dicesti.

Chi meglio di me non avrebbe capito il tuo stato d'animo! Oggi, però, sono riuscito ad averti qui, nella tua bottega, circondato dai tuoi veri amici, dai tuoi personaggi, dalla tua Scilla, da Ustica, da Marzocca, dai tuoi "Orti" e, su tutto, da nostro Padre, da nostra Madre.
Allestendo questa piccola tua personale ho voluto dimostrare il mio grande affetto per te.
Spero di averti fatto felice.
So che sei sempre presente ed è qui che ti incontrerò, ti parlerò e ascolterò i tuoi consigli basati , principalmente, su una delle tue più grandi doti: la semplicità.


Marzo 1976 Alfonso Omiccioli







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